APPROFONDIMENTI

Il safari è sempre un’esperienza emozionante, esilarante e totalmente coinvolgente, che rimane impressa nella mente di chi lo vive. Lo sguardo attento della guida, il gioco dell’inseguimento, gli occhi fissi ad ogni movimento inconsueto, grande abilità, pazienza e anni di esperienza sono caratteristiche innate di chi si appresta a condurre turisti sconosciuti in un mondo a loro ignoto.

Vuol dire prendere i clienti, magari freschi della giungla urbana del mondo occidentale, trasportarli in un ambiente potenzialmente pericoloso, mostrare loro un lato delle natura selvaggia che pochi hanno il privilegio di testimoniare e ricondurli, a fine giornata, al campo, stanchi ma felici, pieni di meraviglia per le cose viste e vissute. Riuscire a fare questo è il sogno ma soprattutto il dovere di una grande guida.

Un safari è fatto sempre tanto di fauna selvaggia quanto di gente ed è per questo che la giornata di una guida comincia molto prima dell’alba. Dal momento in cui gli ospiti si alzano al mattino fino all’ora di andare a letto, infatti, la guida è il loro ospite, maestro, amico e, a volte, anche Salvatore e a lei spetta il compito impegnativo di valutare rapidamente il loro livello di esperienza, identificare le loro simpatie e antipatie e capire che cosa si aspettano dal safari.

Dopo aver dato la sveglia agli ospiti, la guida discute con i ranger e i tracker dei suoni e dei movimenti degli animali durante la notte e pianifica la prima attività della giornata. Dopo un po’ i turisti arriveranno insonnoliti al falò e la guida offrirà loro caffé e biscotti, informandosi della notte appena trascorsa e della giornata che sta per incominciare.

Coloro che fanno un safari per la prima volta, generalmente vogliono una “soluzione rapida”: sono venuti a vedere i Big Five e non hanno intenzione di stare ad ascoltare lezioni su una colonia di termiti. Al contrario, chi di safari ne ha già fatti parecchi, cerca nella guida proprio questo livello di esperienza. E poi ci sono i bambini. Essi hanno una durata dell’attenzione minore e non posso stare troppo tempo esposti al sole, così potrebbe essere necessaria, per le famiglie, la pianificazione di attività più brevi ma con una maggiore enfasi sulle avventure più sicure.

Tutto ciò deve essere preso in considerazione se si vuole organizzare un safari di successo.

Una volta fuori dal campo la guida deve dimostrare di avere piena padronanza di ogni elemento necessario alla riuscita della sua “missione”. Egli non si limita a promuovere i tours e le attività ad esso connesse, ma conduce i turisti in un affascinante viaggio di scoperta svelando, di volta in volta, i segreti che compongono la complessa rete del mondo naturale, avendo sempre accanto un assistente, di solito un tracker indigeno, che lo seguirà come un’ombra, poiché in certe situazioni due opinioni sono meglio di una…

Ogni guida che si rispetti è in grado di tenere incollate le persone alla sedia semplicemente raccontando loro la propria passione per la boscaglia.

Ci sono guide di tutti i generi. Chi fa l’autista di fuoristrada, chi di canoe e chi, ancor più abilmente, condurrà i turisti a piedi in zone selvagge estremamente pericolose. L’importante è che la guida sia sempre in sintonia con l’ambiente circostante e che abbia la via d’uscita da ogni situazione, più o meno pericolosa che sia. Durante il cammino, con la macchina fotografica in mano e la crema solare in tasca, i turisti non perderanno mai di vista la loro guida che certamente, oltre al fucile e al binocolo, avrà con sé una cassetta del pronto soccorso, dell’acqua e, magari, anche del tè e degli spuntini da consumare durante una sosta.

Terminata la lunga mattinata, la guida offre agli ospiti, di ritorno al campo, la prima colazione, un brunch o un pranzo come se fosse nato per fare il maitre d’hotel, ascoltando con incoraggiante attenzione le impressioni circa gli eventi appena trascorsi. Gli ospiti si abbandonano ad un meritato riposo e solo adesso, la guida ha due o tre ore per rivolgere la sua attenzione alle molteplici esigenze della vita da campo. Una buona guida, infatti, deve essere pratica di molti mestieri: meccanico, costruttore di campo, esperto di radio, di un po’ di medicina e talvolta, deve anche saper cucinare. Nel momento di maggior caldo, potrebbe doversi imbrattare con gli infernali ingranaggi di un Land Cruiser, rispondere ai messaggi del suo ufficio dall’altro capo del mondo, o incollarsi al proprio telefono satellitare per risolvere problemi più o meno gravi.

Per una qualche ragione, proprio in momenti della giornata come questi, un ranger urlerà per segnalare qualsiasi cosa, dall’avvistamento di un serpente in una tenda, al passaggio di un elefante nei campi, fino ad un’ospite che, tutta insaponata, urla perché l’acqua nella sua doccia non arriva più ma non vuole lavarsi con il secchio riempito dal personale per la vergogna di farsi vedere nuda! Dopo aver risolto gli aspetti di un business che coinvolge un numero notevole di lavoratori, la guida ha appena il tempo di mettere su una camicia fresca e lucidare le scarpe prima di incontrare gli ospiti per il tè pomeridiano durante il quale programmare qualcosa per la serata. Di sicuro proporrà di trascorrere le ore notturne ad inseguire leopardi, leoni o iene… Anche dopo tutto ciò, il lavoro della guida non è terminato. Dopo cena tutti si aspettano da lui il racconto di una delle sue affascinanti storie.

È così che qualsiasi safari prevede che i turisti trascorrano molte ore in compagnia della loro guida la quale, a sua volta, ha come desiderio più grande quello di condividere proprio con loro tutto il fascino del suo lavoro collegato a quello della natura selvaggia. Una guida fa in modo che i suoi turisti scoprano l’Africa da soli, ascoltando e rispondendo a tutte le domande che verranno loro in mente. E soprattutto una buona guida non parlerà ininterrottamente scaricando su di loro un’enciclopedia di dati: hanno deciso di fare un safari per incrementare l’esperienza della loro vita, e non per condurre studi accademici; non andrà veloce con il fuoristrada e anche se avrà difficoltà a trovare i predatori, sarà paziente e attento.

L’Africa rivela ciò che vuole, quando e dove più gli piace.